I modelli osteopatici
Nell’osteopatia, come in qualsiasi medicina, avviene l’inquadramento del paziente in sede di diagnosi e a monte del del trattamento, questo viene fatto orientativamente prendendo come punto di riferimento i cinque modelli osteopatici. A seguito della anamnesi, della osservazione e dei test palpatori i tratti disfunzionali rinvenuti in un paziente sono sempre accomunabili per la maggior parte ad uno stesso modello, questo motiva le valutazioni e le scelte intraprese nella diagnosi e nel trattamento.
Di seguito tracciamo una descrizione dei classici modelli osteopatici di riferimento provenienti dalla letteratura scientifica del settore, tenendo sempre ben presente che sono strettamente interdipendenti e complementari tra di loro.
Modello Biomeccanico
Tale modello pone l’attenzione sul sistema scheletrico e posturale, tutti i livelli di organizzazione meccanica dell’uomo dimostrano che il corpo è rappresentabile come una struttura tensegritiva, in cui il movimento, anche di una singola parte, fa entrare in gioco l’intero organismo, ma soprattutto questo movimento è in relazione con molte delle funzioni di scambio informazionale tra cellule e molecole, determinando variazioni costanti nella biochimica, nella distribuzione e nella regolazione meccanico-energetica. I sistemi tensegritivi vanno considerati come sistemi ad elevata complessità meccanica (..) essi costuituiscono dei network biomeccanici che trasmettono le forze nel loro interno secondo delle logiche non lineari, e queste dipendono dalla condizione iniziale e dalla sensibilità differenziata che ogni elemento costituente possiede. La sensibilità differenziata fa sì che che gli stimoli ricevuti, sia dall’ambiente esterno sia da quello interno, non vengano elaborati nello stesso modo dai vari elementi costituenti. (..) Il trattamento osteopatico all’interno di questo modello mira al ripristino della postura ottimale raggiungibile dalla persona in quel dato momento, tramite l’uso efficiente ed equilibrato delle componenti neuro-muscolo-scheletriche-fasciali. Considereremo pertanto la struttura e l’atteggiamento posturale complessivo dell’individuo con la sua dinamica articolare e fasciale, con un occhio particolare a zone di maggiore interesse.
Modello Respiratorio-Circolatorio
Riguarda l’ossigenazione, il drenaggio e l’apporto vascolare dell’organismo, tenendo presente che l’equilibrio dinamico tra i gredienti pressori è la forza principale della forza gassosa e fluidica; i diaframmi ne sono i modulatori; il sistema respiratorio il distributore gassoso; l’apparato cardio-circolatorio e muscolo scheletrico le pompe d’azione, il sistema venoso e linfatico le vie di scarico e di difesa. Il modello respiratorio-circolatorio si rivolge al mantenimento degli ambienti extra ed intracellulari, attraverso il libero scambio di ossigeno e nutrienti e la rimozione dei rifiuti metabolici cellulari. Andremo a valutare quindi in particolar modo irrorazione e drenaggio delle zone interessate, assicurandoci ad esempio che a livello intracranico ci sia un corretto scambio fluidico, valuteremo inoltre che non ci siano costrizioni meccaniche a carico dei arterie e vene. Allo stesso modo andremo a valutare anche il corretto drenaggio degli organi interessati, ponendo attenzione a controllare la pervietà del passaggio dei suddetti rami vascolari attraverso lo stretto toracico superiore, il diaframma toraco-addominale ed il diaramma pelvico.
Modello Neurologico
Tale modello considera l’impatto della facilitazione spinale, della funzione propriocettiva, motoria, nervosa autonomica e nocicettiva sulla salute dell’individuo. (..) di particolare importanza è il rapporto tra i sistemi somatico, autonomico e viscerale. Il modello neurologico si rivolge con particolare attenzione alle condizioni con dolore cronico e/o acuto, ricercandone le eventuali origini a livello muscolo-scheletrico, viscerale, autonomico riflesso, emozonale e neuro-bio-psicologico. Nella pratica quindi potremmo trovarci al cospetto di una aderenza cicatriziale dovuta ad un intervento pregresso che va a disturbare l’innervazione di un ovaio o dell’utero o dinanzi a disfunzioni vertebrali corrispondenti a neuromeri di innervazione di determinati organi.
Modello Metabolico-Energetico
Il focus di questo modello è il bilancio energetico finalizzato all’adattamento nei confronti di fattori metabolici ed immunologici, riguarda pertanto il metabolismo dell’individuo anche a livello endocrino, poiché l’osteopata (..) incoraggia l’efficienza dell’attività auto-regolatoria, dei sistemi di approvvigionamento, metabolizzazione, scambio e conservazione di energia, attraverso lo spazio anatomico connettivale correlato a organi e ghiandole corporee di cui sono così influenzati i target autonomici, nutritivi e di drenaggio. Potremmo osservare nel paziente, ad esempio, una membrana intracranica in uno stato di tensione alterato che andrà a disturbare la corretta funzionalità dell’ipofisi.
Modello Comportamentale/Biopsicociale
E’ un concetto intrinseco alla medicina osteopatica che la complessità dell’essere umano non si esaurisca nel fisico ma si espanda in un dinamico rapporto triadico tra corpo, mente e spirito. (..) Così il concetto osteopatico della malattia come alterazione anatomica seguita da cambiamenti fisiologici è altresì integrato dal principio per cui fattori ereditari, psicologici, comportamentali (quali alimentazione e attività fisica), sociali e ambientali esercitano influenze sostanziali nel processo patologico. Potremmo rinvenire caratteristiche e abitudini di vita del paziente che hanno forte pertinenza con l’eziologia del problema d’interesse, ad esempio lo stress protratto nel tempo, che si manifesta in un adattamento troppo difficoltoso dell’individuo all’ambiente, un’ errata alimentazione, una smisurata quantità di attività fisica o al contrario una sua carenza. Questo tipo di dinamiche a livello disfunzionale sono talvolta evidenziabili in compressioni craniali o tensioni anomale dell’asse aponeurotico centrale, o squilibri neurovegetativi come una distonia o un’ iperortosimpaticotonia che si potrebbe manifestare anche a carico delle ghiandole surrenaliche.