La pelle, il nostro organo di contatto con il mondo, è composta dai vari strati, epidermide, derma ed ipoderma, essa, tra le altre funzioni, isola e protegge l’organismo dagli agenti esterni. In caso di ferita, la cute avvia un complesso processo di riparazione, il fenomeno fisiologico della cicatrizzazione, durante il quale l’organismo blocca l’emorragia, risana e richiude la ferita, il tessuto leso si ricostruisce e il danno viene riparato. La cicatrice è il neo-tessuto che si forma per riparare una lesione di origine chirurgica o traumatica, ed è generata dalla proliferazione del derma e dell’epidermide. La cicatrice, è precisamente un nuovo tessuto dissimile da quello andato distrutto: è tessuto connettivo fibroso scarsamente irrorato e poco innervato, anelastico, prevalentemente costituito da fibre di collagene dense, sclerotiche, fittamente intrecciate, con rari elementi cellulari in riposo funzionale (fibrociti), rivestito da una cute fragile, translucida, di colorito alterato, inestensibile, pressoché priva di annessi cutanei, spesso sede di parestesie.
Derma ed esiti cicatriziali
Il tessuto cicatriziale generalmente non contiene pigmenti, infatti le aree colpite sono più chiare della pelle circostante. Inoltre, non contiene bulbi piliferi, ghiandole sudoripare e sebacee. Ciò spesso rende le cicatrici particolarmente bisognose di cure, in quanto possono rapidamente diventare secche e dure. Infatti nel suo stadio iniziale la cicatrice appare di colorito roseo ed è in rilievo rispetto al piano cutaneo, con il tempo tende ad appiattirsi e a diventare biancastra e dura, inoltre, poiché costituita da tessuto anelastico e tendente a ritrarsi, può, in particolari sedi, essere causa di disturbi, determinando fenomeni di compressione di nervi, deformità, stenosi, limitazione di movimenti, aderenze patologiche tra organi diversi.
CICATRICI IPOTROFICHE IPERTROFICHE E CHELOIDI
Sovente, a causa di un’alterazione del processo di formazione si detetrminano cicatrici anomale, le distinguiamo in atrofiche ipotrofiche ed ipertrofiche.
- Cicatrici ipotrofiche o depressioni cicatriziali: si tratta di cicatrici infossate nella pelle, quindi più basse rispetto al livello cutaneo. Nella cicatrice atrofica, il tessuto che si forma è insufficiente a riempire completamente l’area danneggiata e non si ha un riavvicinamento dei bordi fino a una totale chiusura. Si tratta di cicatrici di tipo profondo, depresse, ipopigmentate e translucide.
- Cicatrici ipertrofiche o proliferazione cicatriziale:sono in rilievo con un cordone eritemastoso, talvolta dolente e pruriginoso in conseguenza dell’aumento delle fibre di collagene che causano una compressione delle terminazioni nervose locali. Si elevano al di sopra del livello della pelle, e sono caratterizzate da una porzioni di pelle ispessita e ampia. Assomigliano a delle corde in rilievo.
- Cheloide o rigonfiamento della cicatrice: è costituito da ramificazioni simili alle chele di granchio, a limiti netti, di consistenza dura, a superficie liscia, spesso dolente e pruriginosa. Nel cheloide il tessuto cicatriziale si estende oltre i margini della ferita, perciò interessa anche le aree adiacenti, mentre la cicatrice ipertrofica è circoscritta. La pelle è ruvida, gonfia, arrossatae posso presentarsi prurito e dolore.
DISTURBI DOVUTI AD ADERENZE CICATRIZIALI
Le cicatrici sono suscettibili di generare squilibri posturali, neurovegetativi e viscerali, non solo per trazione meccanica delle fasce che si ripercuote ovviamente in altri distretti superficiali e profondi, ma anche perché la pelle è un fondamentale recettore del sistema tonico posturale e la presenza di cicatrici costituisce un disturbo. Una cicatrice è in grado di perturbare l’organismo inducendo disturbi clinici e posturali, inibendo e disturbando i perfetti sistemi di trasmissione delle informazioni nell’organismo. Una cicatrice con la relativa aderenza tissutale è in grado di comportare i seguenti disturbi.
- Squilibrio POSTURALE, per l’azione sui recettori cutanei e l’effetto perturbante sul sistema tonico posturale. A livello posturale, una cicatrice retratta, ipertrofica o un cheloide è in grado di stirare o comprimere i recettori cutanei provocando afferenze propriocettive ed esterocettive alterate instaurando così una risposta muscolare anomala e pertanto disfunzionale per l’organismo.
- Squilibrio MUSCOLO-FASCIALE, per la fibrosi tissutale cicatriziale, quindi zone di minore elasticità lungo la catena muscolo-connettivale del corpo generano un disturbo a livello locale che si ripercuote, sempre a livello globale, sull’equilibrio dinamico delle catene cinetiche dell’organismo e sul sitema fasciale nei suoi vari livelli, profondi intermedi e superficiali.
- Squilibrio VISCERALE, per le aderenze cicatriziali profonde in sede addominale che con la loro durezza ostacolano il corretto afflusso sanguigno e nervoso nella zona interessata compromettendo in parte la corretta funzione intestinale e generando malassorbimento, irregolarità nello svuotamento con relativo parziale ristagno dei cataboliti, gonfiore addominale cronico, difficoltà a digerire ed alterazione della flora batterica della mucosa intestinale.
- Squilibrio LINFATICO, per l’ostacolo meccanico costituito dal tessuto cicatriziale sul deflusso linfatico locale, tale stasi linfatica locoregionale in corrispondenza della cicatrice è peraltro documentabile con un esame linfoscintigrafico.
- Squilibrio ENERGETICO, per l’effetto barriera sulla circolazione energetica; secondo la Teoria dei Meridiani, una cicatrice può provocare un’interferenza energetica. Quando una cicatrice, specie se ipertrofica, si trova sulla strada di un meridiano energetico si hanno delle conseguenze sulla distribuzione energetica dell’individuo.
- Squilibrio ENDOCRINO E METABOLICO, per l’aumentata attività del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Sfiorando una cicatrice anomala infatti si genera una reazione arteriosa causata da una improvvisa secrezione di adrenalina. Tale meccanismo si cronicizza per il cosidetto “effetto vestito”, ovvero il continuo sfioramento degli abiti sulla cicatrice, che innesca un’anomala secrezione dell’ormone neurotrasmettitore, i disturbi associati a questo continuo rilascio sono obesità, disturbi del sonno, iperglicemia e diabete
- Squilibrio PSICOLOGICO, per il trauma emotivo o vissuto doloroso profondo a cui può esserre legata una cicatrice, ciò comporta uno stato di disagio interiore irrisolto, cicatrizzato appunto, e tensione emotiva inerente all’evento che ha provocato la cicatrice, operazione chirurgica, incidente o trauma. La cicatrice è talvolta dolorosa memoria tissutale tanto da essere fastidiosissima o quasi insopportabile al tatto da parte del paziente.
VISITA E TRATTAMENTO OSTEOPATICO
Prima di tutto esegue un’accurata valutazione della cicatrice, esaminandone la collocazione il grado di elasticità la profondità, la durezza, l’eventuale grado di disfunzionalità che genera in loco e nelle zone ad essa collegate. C’è da dire che non tutte le cicatrici provocano alterazioni e disturbi, spesso capita di trovare cicatrici anche spesse e profonde che sono ben tenute, si ben armonizzano al contesto e non causano alcun disagio all’individuo.
In caso di cicatrice che si rivela patologica procediamo ad effetuare un approfondito trattamento di tipo fasciale, utilizziamo varie tecniche allungando con dolcezza ogni sezione della cicatrice in tutti i versi spaziali dove si riscontra la restrizione di mobilità e ad ogni grado di profondità implicato nella restrizione tissutale. Queste lievi manipolazioni consentono letteralmente di ammorbidire la cicatrice, di eliminarne ogni tipo di aderenza e di restituire la piena mobilità alla zona a tutti i livelli ed in tutte le direzioni.
Il lavoro fasciale osteopatico migliora non solo visivamente e al tatto la grana della pelle e del tessuto nei vari strati, rivitalizzandola e restituendole maggior nutrimento e riducendone l’avvallamento antiestetico, ma soprattutto riporta la zona limitrofa al segmento cicatriziale e l’intero corpo ad una normalizzazione delle sue alterate funzionalità organiche e biomeccaniche. Col trattamento fasciale osteopatico sugli esiti cicatriziali problematici eliminiamo eventuali compressioni attriti ed ostacoli al corretto drenaggio, alla innervazione, alla vascolarizzazione, al rilascio ormonale, nonché alla meccanica fasciale ed articolare.
Dopo il Trattamento
Nella mia personale esperienza lavorativa, a seguito del lavoro sulle cicatrici, (le più delicate e complesse si trovano a livello addominale) ho visto scomparire o nettamente migliorare mal di schiena, coxalgie, gonalgie, spalle dolorose o spalle congelate, nonché aumentare la flessibilità articolare anche solo nel caso di cicatrici sul piano fasciale medio e superficiale. In caso di cicatrici profonde, che raggiungono il piano viscerale e lo influenzano, ho soprattutto assistito a vistosi e repentini miglioramenti in stati di perenne gonfiore addominale con conseguente testimonianza da parte del paziente sul ripristino di una sua rinnovata corretta motilità intestinale in assorbimento, transito ed evacuazione. Spesso le profonde aderenze di cicatrici da parto cesareo o appendicectomia una volta risolte generano il miglioramento di una serie di problemi quali le alterazioni del ciclo mestruale, le emorroidi, il gonfiore alle gambe, le cistiti ricorrenti e le infezioni da candida, le lombalgie, i sintomi legati ad ernie e protrusioni, i disagi durante il rapporto sessuale e la secchezza vaginale.
L’osteopatia può fare molto in questi casi: innanzitutto consente di individuare se effettivamente alcuni disturbi sono generati proprio dalle aderenze cicatriziali ed una volta determinato ciò, con i trattamenti di rilascio fasciale si possono generare risultati estremamente benefici nella salute psico-fisica dell’individuo, migliorando oltretutto, anche esteticamente l’aspetto della cicatrice e della zona peri cicatriziale.