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	<title>Osteo Armonia</title>
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	<description>Osteopata a Roma</description>
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	<title>Osteo Armonia</title>
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	<item>
		<title>Nevralgia cervicobrachiale, cos&#8217;è e consigli per combatterla.</title>
		<link>https://osteoarmonia.it/nevralgia-cervicobrachiale-cose-e-consigli-per-combatterla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Maria Francesca Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 07:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nevralgia è un particolare dolore di origine nervosa che, in questo frangente si irradia  dalla base del collo in uno o, più raramente, in entrambi gli arti superiori fino al gomito e, molto spesso decorre fino alle dita della mano. Il sintomo può presentarsi a livello cervicale ed irradiarsi all’arto (cervicobrachialgia) oppure manifestarsi solo al livello dell’arto (brachialgia) partendo dalla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>nevralgia</strong> è un particolare <strong>dolore di origine nervosa </strong>che, in questo frangente si irradia  dalla base del collo in uno o, più raramente, in entrambi gli arti superiori fino al gomito e, molto spesso decorre fino alle dita della mano. Il sintomo può presentarsi a livello cervicale ed irradiarsi all’arto (<strong>cervicobrachialgia</strong>) oppure manifestarsi solo al livello dell’arto (<strong>brachialgia</strong>) partendo dalla sua radice, la spalla, o in altre zone lungo il braccio.</p>
<p>Comporta frequentemente <strong>intorpidimento e rigidità, </strong>parestesia (<strong>formicolii</strong>), <strong> </strong>disestesia (<strong>bruciore, ipersensibilità</strong>)<strong>, </strong>ipoestesia (<strong>riduzione della sensibilità</strong>), ipostenia (<strong>perdita di forza</strong>) ed ipofunzionalità (<strong>ridotta funzionalità</strong>) dell’arto coinvolto, possibili <strong>infiammazioni</strong> a carico delle <strong>articolazioni</strong> destinate, in vaso di mancato intervento, a cronicizzarsi e, a lungo andare, <strong>perdita di tono muscolare</strong> nella zona interessata.</p>
<p><strong>Eziologia e Strumenti di Indagine</strong></p>
<p>Si tratta di una sofferenza nervosa pertanto a generarla è una lesione del nervo, <strong>più sovente si tratta di una lesione da compressione</strong>, ma può essere anche da eccessivo stiramento, a carico del <strong>plesso brachiale</strong> e dei suoi rami nervosi.</p>
<p>Il plesso brachiale nasce tra le vertebre cervicali medie e inferiori e la prima vertebra toracica (neuromeri C5 C6 C7 C8 T1), e, formando plessi secondari anteriori e posteriori si divide via via nei vari rami nervosi terminali in tutto l’arto superiore sfioccandosi fino alle dita della mano. <strong>Le lesioni nervose del plesso brachiale</strong> possono essere di natura traumatica, quindi da forte stiramento, oppure, e molto più frequentemente, di natura compressiva protratta nel tempo. Pertanto, le <strong>cause di una brachialgia sono</strong>: ampie protrusioni o ernie cervicali che comprimono il nervo alla sua radice (<strong>radicolopatia</strong>), uncoartrosi, malformazioni congenite della colonna, traumi a carico del rachide cervicale o fratture e lussazioni del braccio o della spalla, artrosi cervicale, neoplasie, contratture muscolari, sindrome dello stretto toracico superiore. Per sapere a che punto avviene la compressione <strong>le indagini strumentali più indicate sono</strong> la <strong>risonanza magnetica</strong> e <strong>l’esame elettromiografico</strong>, quest’ultimo imprescindibile per stabilire con precisione la portata e la gravità delle lesioni a cui è andato incontro il nervo, per indagare invece lo stato delle componenti ossee e la pervietà del canale spinale <strong>radiografie</strong> e <strong>TAC</strong>.</p>
<p><strong>Visita</strong></p>
<p>La<strong> precisa localizzazione </strong>e<strong> l’entità dei sintomi</strong> vengono attentamente indagati per stabilire quale sia l’<strong>origine del disturbo</strong>. In un primo momento tramite la <strong>osservazione</strong> e la <strong>palpazione</strong> si cerca la presenza di eventuali segni di altri problemi di pertinenza prettamente medica in grado di generare compressione sulla zona, dopo questa <strong>analisi differenziale</strong> si possono effettuare altri test. Qualora non si avessero a disposizione indagini strumentali fatte ad hoc (risonanza magnetica, elettromiografia, tac..) le prime prove vengono naturalmente eseguite per discriminare se si tratti o meno di una <strong>radicolopatia nervosa</strong> e di che grado, verificando quindi l’eventuale presenza di ernie o protrusioni sintomatiche a livello cervicale, oppure la eventuale presenza sintomatica di uncoartrosi. <strong>Viene circoscritto </strong>il più possibile<strong> il decorso del dolore</strong> e vengono effettuati dei <strong>test neurologici </strong>e di <strong>valutazione della forza muscolare</strong>, si registra la presenza o meno di un corretto atteggiamento posturale e dell’ <strong>allineamento del tratto vertebrale</strong> <strong>cervico- dorsale</strong>. A seguire si esamina la gabbia toracica: coste, clavicola, scapola e annessi, e tutte le articolazioni della spalla e del braccio e nella loro mobilità attiva e passiva. Tramite palpazione si registra la presenza di eventuali <strong>contratture muscolari</strong> o di muscoli che mantengono uno stato di ipercontrazione, si delinea, prendendo visione ancora di altri elementi, ed effettuando i test osteopatici, <strong>il quadro complessivo del problema</strong>, sino ad andare <strong>nello specifico</strong> per reperire <strong>la causa</strong> o le cause e cominciare a lavorarci su.<br />
Il <strong>trattamento</strong> si concentra, come di consueto, a rimuovere o a <strong>lenire il fattore compressivo,</strong> che può trovarsi a livello vertebro cervicale, muscolo fasciale del collo, dorso toracico, o sull’arto stesso.</p>
<p><strong>Dopo il Trattamento</strong></p>
<p><strong>Dopo aver rimosso il fattore generante la neuroaprassia,</strong> e aver riequilibrato in <strong>poche sedute</strong> ciò che l’ ha posto in essere, si eseguono tecniche miofasciali e vascolari e, con un apposito <strong>trattamento sulle guaine nervose,</strong> viene regalata nuova vita all’arto interessato dai sintomi, che nel giro di pochissimo tempo si alleggerisce di ogni fastidio e smette di dare problemi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Consigli dell’osteopata</strong></p>
<p>A seguito del ripristino di una corretta tensione degli elementi, a livello cervicale, cervicodorsale, del cingolo scapolare e degli arti superiori, è senz&#8217;altro consigliabile cominciare ad armonizzare i movimenti di tutti i segmenti corporei insieme per generare e mantenere un nuovo equilibrio dinamico. Ciò viene fatto tramite l’esecuzione di appositi esercizi di respirazione, di ginnastica antalgica e di miglioramento posturale, ponendo l&#8217;accento sulla corretta mobilità articolare, sul rafforzamento muscolare, sulla decompressione dell&#8217;asse vertebrale e sull&#8217; allungamento mio-fasciale. A seconda delle esigenze del singolo individuo e quindi partendo dalla ovvia considerazione di quale sia o sia stata l’origine del disturbo bisogna svolgere un percorso di movimento strettamente personalizzato che, già nell’immediato, consenta di accantonare ogni forma di rigidità e nevralgie sul collo, sulla testa e sugli arti superiori.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Sindrome del tunnel carpale, medicina naturale e consigli.</title>
		<link>https://osteoarmonia.it/sindrome-del-tunnel-carpale-medicina-naturale-e-consigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Maria Francesca Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2021 08:23:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ una nevralgia dovuta ad una compressione del nervo mediano, proveniente dal plesso brachiale, a livello del canale carpale, nella zona del polso. Per comprendere appieno la situazione  che si è instaurata basta visualizzare un arco la cui volta è formata dalle ossa carpali (base della mano) e la cui porzione di strada sottostante consiste in un legamento (legamento trasverso...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una nevralgia dovuta ad una c<strong>ompressione del nervo mediano</strong>, proveniente dal plesso brachiale, a livello del canale carpale, nella zona del polso. Per comprendere appieno la situazione  che si è instaurata basta visualizzare un arco la cui volta è formata dalle ossa carpali (base della mano) e la cui porzione di strada sottostante consiste in un legamento (legamento trasverso del carpo) che congiunge trasversalmente da base a base questo arco (precisamente dall’ osso trapezoide e scafoide lateralmente a pisiforme e uncino dell’osso uncinato medialmente). In questo <strong>canale osteo-legamentoso</strong> in cui decorrono il nervo mediano e i nove tendini dei muscoli flessori provenienti dall’avambraccio, può semplicemente ridursi lo spazio a causa della modificazione di <strong>diversi fattori:</strong></p>
<ul>
<li><strong>La parete ossea</strong>, per esiti di frattura, o disfunzioni articolari delle piccole ossa che la compongono.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>La base legamentosa</strong>, fibrotizzazione tissutale per traumi o per microtraumi ripetuti, o calcificazione del legamento.</li>
<li><strong>Il contenuto</strong>, ispessimento dei tendini per eccessive sollecitazioni meccanciche, aderenze sviluppate dal nervo conseguenti a pregressi interventi mal riusciti.</li>
</ul>
<p>Questi elementi possono generare la <strong>compressione del nervo mediano</strong> (C5-T1) nervo sensitivo e motorio, comportando acroparestesie sovente a recrudescenza notturna: dolori formicolii bruciore e torpore sulle gsuperficie palmare della mano e alle prime tre dita e mezzo fino ad arrivare a deficit motorio dei muscoli dell’eminenza tenar e dei flessori delle dita interessate.</p>
<p><strong>Eziologia e Strumenti Diagnostici</strong></p>
<p>Nel <strong>diagnosticare la sindrome del tunnel carpale</strong> bisogna considerare innanzitutto l’eventuale presenza di neuropatie a carattere sistemico dovute, ad esempio, a diabete e ipotiroidismo, che comportano deficit sensitivi ovviamente non ristretti esclusivamente al territorio del nervo mediano. Nelle donne è da considerare anche la presenza di una fisiologica condizione di gravidanza che può facilmente comportare tale sindrome e che naturalmente andrà incontro a regressione spontanea dopo il parto.</p>
<p><strong>Le altre cause, più frequenti, sono</strong> disfunzioni articolari, microtraumi dovuti a lavori ripettitivi manuali, traumi come pregresse fratture del polso, oppure artriti o artrosi deformanti.</p>
<p>Per definire infine senza ombra di dubbio che si tratti di tale patologia oltre a sintomi, segni clinici e i sudetti test, occorre eseguire un <strong>esame elettroneurografico/elettromiografico.</strong></p>
<p><strong>Medicina naturale e sindrome del tunnel carpale</strong></p>
<p>Nei casi acuti e di recente esordio i sintomi del disturbo sono più leggerie sporadici, manifestandosi esclusivamente durante le attività che generano una qualche compressione sulla zona, negli stadi più avanzati si presentano maggiormente invalidanti e quasi a carattere continuo, minacciando anche il riposo notturno. In entrambe le situazioni ci si può rivolgere alla medicina naturale, in particolar modo alla medicina osteopatica, per arrivare a debellare il disturbo nei suoi stadi iniziali o attuare una terapia migliorativa di tipo conservativo nei casi cronicizzati, questo qualora si desideri non ricorrere all’intervento chirurgico o si intenda procrastinarlo.</p>
<p><strong>Visita Osteopatica, diagnosi e trattamento</strong></p>
<p>Una corretta diagnosi prevede l’esecuzione di <strong>appositi test differenziali</strong> per stabilire che la compressione si presenti effettivamente a livello del canale carpale, il nervo mediano infatti può incorrere in tale situazione in ben altri due distretti lungo il suo tragitto, o ancora più a monte, a livello radicolare.</p>
<p>L’osteopata, in possesso delle nozioni anatomo fisiologiche del corpo umano e dei test biomeccanici inerenti il problema d’indagine, stabilirà,con l’eventuale ausilio delle indagini strumentali su menzionate dove effettivamente si genera la compressione che da luogo al fenomeno irritativo.</p>
<p>In seguito, la<strong> terapia </strong>consiste nella<strong> manipolazione osteopatica</strong>, finalizzata a mobilizzare, a riarmonizzare e a defibrotizzare la zona interessata, che si trovi in un distretto del corpo a monte, o strettamente in loco, sul polso. Lavorare sul canale osteofibroso del carpo e sulle zone limitrofe rallenta lo sviluppo della patologia, fino a farla regredire del tutto se agli esordi, o migliorandone il decorso se in stato cronico e, pertanto, limitandone anche, fin dal primo trattamento, tutto il corredo sitomatico.</p>
<p><strong>Dopo il Trattamento Osteopatico, consigli.</strong></p>
<p>A seguito di un ciclo breve di terapia il fenomeno agli stadi d’esordio regredisce, se invece è ormai cronico si inizia una <strong>terapia</strong> <strong>di tipo conservativo</strong> i cui trattamenti devono essere ripetuti piuttosto di frequente nell’arco dell’anno per tenere sotto controllo l’evoluzione della nevralgia ed i relativi sintomi. In aggiunta ai trattamenti è talvolta suggeribile ricorrere all’utilizzo di un’ortesi che mantenga in posizione neutra la giuntura polso-mano, migliorandone la circolazione e l’innervazione,  soprattutto durante il riposo notturno.</p>
<p>Sarebbe inoltre opportuno cominciare un lavoro di rieducazione posturale ed esercizi di allungamento, stretching ed automassaggio consigliati dalla professionista osteopata o da altro professionista con preparazione nel settore del movimento e della salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Reflusso gastroesofageo: cosa c&#8217;è da sapere su questo disturbo così altamente diffuso.</title>
		<link>https://osteoarmonia.it/reflusso-gastroesofageo-cosa-ce-da-sapere-su-questo-disturbo-cosi-altamente-diffuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Maria Francesca Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 15:28:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si tratta di un distrubo gastroenterico di larghissima diffusione nei tempi attuali e lo troviamo presente, nei paesi europei, in ogni fascia di popolazione adulta, con una percentuale che sembra essere in rapido incremento. Questa debilitante patologia nasce e progredisce precisamente a carico della giunzione tra stomaco ed esogago e, se non curata, tende a cronicizzarsi nel corso del tempo...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di un distrubo gastroenterico di larghissima diffusione nei tempi attuali e lo troviamo presente, nei paesi europei, in ogni fascia di popolazione adulta, con una percentuale che sembra essere in rapido incremento. Questa debilitante patologia nasce e progredisce precisamente a carico della giunzione tra stomaco ed esogago e, se non curata, tende a cronicizzarsi nel corso del tempo dando luogo a persistenti infiammazioni (esofagiti) o, più raramente, ad alterazioni metaplasiche al medesimo livello (esofago di Barrett).</p>
<p>I sintomi sono variegati ma facilmente riconoscibili: pirosi retrosternale, regurgito acido, bruciore di stomaco, sensazione di nodo alla gola con difficoltà alla deglutizione, singhiozzo, problemi digestivi, esofagite, sensazione di pienezza e gonfiore, nausea.</p>
<p>Nei casi più severamente cronicizzati possono presentarsi laringite cronica, tosse, raucedine, otite media, abbassamento della voce, asma, dolore toracico simil-cardiaco e brevi episodi di tachicardia.</p>
<p><strong>COME SI DETERMINA E CAUSE</strong></p>
<p>Il passaggio di succo acido dallo stomaco all’esofago avviene , fisiologicamente ed in minima parte, durante la giornata, soprattutto dopo i pasti, tuttavia se la frequenza, la quantità e la durata del reflusso superano una determinata soglia, si genera questa patologia.</p>
<p>Lo sfintere esofageo inferiore, zona di passaggio tra esofago e stomaco, costituisce una barriera naturale contro il reflusso ed il suo tono può essere alterato da più fattori, che spesso sono presenti in modo simultaneo. Una cattiva meccanica respiratoria, una dieta inappropriata nella quantità o nella qualità degli alimenti, il fumo  e l’eccesso di alcol con la loro componente irritante, una pressione tra i diaframmi corporei malamente distribuita, una componente meccanica che disturba il decorso del nervo vago o del nervo frenico. Altre cause e concause sono identificabili nel sovrappeso, negli ormoni circolanti (ad esempio nella fase di gravidanza), o nell’utilizzo cospicuo o inappropriato di alcuni farmaci contenenti principi attivi o ingredienti che irritano la mucosa esofagea.</p>
<p><strong>VISITA E TRATTAMENTO OSTEOPATICO</strong></p>
<p>Come si evince da quanto scritto sopra i fattori che entrano in gioco nel determinare la patologia sono vari, esaminandoli e testandoli a seconda dei casi e prestandovi l’opportuna cura e attenzione, si può indubbiamente migliorare efficacemente la situazione in tempi piuttosto rapidi.</p>
<p>Una visita con conseguente trattamento osteopatico riequilibrerà adeguatamente la zona per consentirne il miglior funzionamento possibile, armonizzando la pressione tra i diaframmi corporei, allentando dei punti di tensione o rigidtà, ad esempio sul collo, sulla gabbia toracica e sulla zona dorso lombare, stimolando la motilità gastrica, respiratoria e di  deglutizione.</p>
<p>A seguito di questo si metteranno in pratica delle strategie dettate dal buon senso, per redimere cause e concause che hanno portato a questo malfunzionamento. Si può trattare della cattiva alimentazione, dell’utilizzo spasmodico di farmaci, di tensioni psicologiche stressanti, del fumo, dell’abuso di alcol, qualsiasi fattore individuato come potenziale causa insieme al paziente, andrà piano piano corretto.</p>
<p>In questo modo, senza privazioni, ma nel semplice rispetto di sé stessi, si potranno cominciare a mettere da parte i farmaci, riducendone gradualmente l’utilizzo, in favore di uno stile di vita più consapevole e sano.</p>
<p>Questa saranno le prima mosse vincenti da compiere se ci si vuole liberare di questo fastidioso disturbo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aderenze cicatriziali: conseguenze, precauzioni, terapie e trattamento osteopatico</title>
		<link>https://osteoarmonia.it/aderenze-cicatriziali-conseguenze-precauzioni-terapie-e-trattamento-osteopatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Maria Francesca Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 06:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DERMA E DINAMICA CICATRIZIALE La pelle, il nostro organo di contatto con il mondo, è composta dai vari strati, epidermide, derma ed ipoderma, essa, tra le altre funzioni, isola e protegge l&#8217;organismo dagli agenti esterni. In caso di ferita, la cute avvia un complesso processo di riparazione, il fenomeno fisiologico della cicatrizzazione, durante il quale l&#8217;organismo blocca l&#8217;emorragia, risana e...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DERMA E DINAMICA CICATRIZIALE</strong></p>
<p>La pelle, il nostro organo di contatto con il mondo, è composta dai vari strati, epidermide, derma ed ipoderma, essa, tra le altre funzioni, isola e protegge l&#8217;organismo dagli agenti esterni. In caso di ferita, la cute avvia un complesso processo di riparazione, il fenomeno fisiologico della <strong>cicatrizzazione</strong>, durante il quale l&#8217;organismo blocca l&#8217;emorragia, risana e richiude la ferita, il tessuto leso si ricostruisce e il danno viene riparato. La cicatrice è il neo-tessuto che si forma per riparare una lesione di origine chirurgica o traumatica, ed è generata dalla proliferazione del derma e dell&#8217;epidermide. Per maggiore chiarezza dividiamo il processo di cicatrizzazione nelle seguenti 3 fasi.</p>
<p>Nella PRIMA FASE, che dura dai 2 ai 4 giorni, le piastrine creano un coagulo che blocca il sanguinamento, le difese immunitarie si attivano e reagiscono contro corpi estranei e microbi, scongiurando così l’eventualità di infezioni. Microrganismi patogeni e tessuto necrotico vengono eliminati, la ferita va incontro ad una contrazione, accelerando la sua guarigione, poiché riduce lo spazio che il nuovo tessuto deve occupare.</p>
<p>Nella SECONDA FASE, che dura dai 10 a 15 giorni, si forma il tessuto di granulazione, costituito da macrofagi, fibroblasti e una ricca rete di vasi neoformati. Inizia la produzione di fibre collagene ed elastina. L&#8217;epitelio si forma con un meccanismo di scivolamento delle cellule epiteliali indenni dal trauma, allo stesso tempo, la ferita si contrae permettendo un riavvicinamento dei bordi fino a una totale chiusura.</p>
<p>Nella TERZA FASE, che dura dai 2 mesi ai 2 anni, si verifica la continua formazione di collagene ed elastina e si stabilizza la formazione della fitta rete vascolare. Ciò permette alla cicatrice di continuare lentamente il suo processo di maturazione e rimodellamento.</p>
<p>La cicatrice, è un nuovo tessuto dissimile da quello andato distrutto: è tessuto connettivo fibroso scarsamente irrorato e poco innervato, anelastico, prevalentemente costituito da fibre di collagene dense, sclerotiche, fittamente intrecciate, con rari elementi cellulari in riposo funzionale (fibrociti), rivestito da una cute fragile, translucida, di colorito alterato, inestensibile<strong>, </strong>pressoché priva di annessi cutanei, spesso sede di parestesie. Il tessuto cicatriziale generalmente non contiene pigmenti, infatti le aree colpite sono più chiare della pelle circostante. Inoltre, non contiene bulbi piliferi, ghiandole sudoripare e sebacee. Ciò spesso rende le cicatrici particolarmente bisognose di cure, in quanto possono rapidamente diventare secche e dure.</p>
<p>Infatti nel suo stadio iniziale la cicatrice appare di colorito roseo ed è in rilievo rispetto al piano cutaneo, con il tempo tende ad appiattirsi e a diventare biancastra e dura, inoltre, poiché costituita da tessuto anelastico e tendente a ritrarsi, può, in particolari sedi, essere causa di disturbi, determinando fenomeni di compressione di nervi, deformità, stenosi, limitazione di movimenti, aderenze patologiche tra organi diversi.</p>
<p><strong>CICATRICI IPOTROFICHE IPERTROFICHE E CHELOIDI</strong></p>
<p>Sovente, a causa di un’alterazione del processo di formazione  si detetrminano cicatrici anomale, le distinguiamo in atrofiche ipotrofiche ed ipertrofiche.</p>
<ul>
<li>Cicatrici <strong>ipotrofiche</strong> o <strong>depressioni cicatriziali</strong>: si tratta di cicatrici infossate nella pelle, quindi più basse rispetto al livello cutaneo. Nella cicatrice atrofica, il tessuto che si forma è insufficiente a riempire completamente l’area danneggiata e non si ha un riavvicinamento dei bordi fino a una totale chiusura. Si tratta di cicatrici di tipo profondo, depresse, ipopigmentate e translucide.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Cicatrici ipertrofiche o proliferazione cicatriziale</strong><strong>:</strong>sono in rilievo con un <a href="http://www.corriere.it/salute/dizionario/cordone/index.shtml">cordone</a> eritemastoso, talvolta dolente e pruriginoso in conseguenza dell’aumento delle fibre di collagene che causano una compressione delle terminazioni nervose locali. Si elevano al di sopra del livello della pelle, e sono caratterizzate da una porzioni di pelle ispessita e ampia. Assomigliano a delle corde in rilievo.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Cheloide o rigonfiamento della cicatrice</strong>: è costituito da ramificazioni simili alle chele di granchio, a limiti netti, di consistenza dura, a superficie liscia, spesso dolente e pruriginosa. Nel cheloide il tessuto cicatriziale si estende oltre i margini della ferita, perciò interessa anche le aree adiacenti, mentre la cicatrice ipertrofica è circoscritta. La pelle è ruvida, gonfia, arrossatae posso presentarsi prurito e dolore.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> DISTURBI DOVUTI AD ESITI CICATRIZIALI</strong></p>
<p>Le cicatrici sono suscettibili di generare squilibri posturali, neurovegetativi e viscerali, non solo per trazione meccanica delle fasce che si ripercuote ovviamente in altri distretti superficiali e profondi, ma anche perché la pelle è un fondamentale recettore del sistema tonico posturale e la presenza di cicatrici costituisce un disturbo. Una cicatrice è in grado di perturbare l’organismo inducendo disturbi clinici e posturali, inibendo e disturbando i perfetti sistemi di trasmissione delle informazioni nell’organismo. Una cicatrice con la relativa aderenza tissutale è in grado di comportare i seguenti disturbi.</p>
<ul>
<li><strong>Squilibrio POSTURALE</strong><strong>,</strong> per l’azione sui recettori cutanei e l’effetto perturbante sul sistema tonico posturale. A livello posturale, una cicatrice retratta, ipertrofica o un cheloide è in grado di stirare o comprimere i recettori cutanei provocando afferenze propriocettive ed esterocettive alterate instaurando così una risposta muscolare anomala e pertanto disfunzionale per l’organismo.</li>
<li><strong> Squilibrio MUSCOLO-FASCIALE</strong><strong>, </strong>per la fibrosi tissutale cicatriziale, quindi zone di minore elasticità lungo la catena muscolo-connettivale del corpo generano un disturbo a livello locale che si ripercuote, sempre a livello globale, sull’equilibrio dinamico delle catene cinetiche dell’organismo e sul sitema fasciale nei suoi vari livelli, profondi intermedi e superficiali.</li>
<li><strong>Squilibrio VISCERALE, </strong>per le aderenze cicatriziali profonde in sede addominale che con la loro durezza ostacolano il corretto afflusso sanguigno e nervoso nella zona interessata compromettendo in parte la corretta funzione intestinale e generando malassorbimento, irregolarità nello svuotamento con relativo parziale ristagno dei cataboliti, gonfiore addominale cronico, difficoltà a digerire ed alterazione della flora batterica della mucosa intestinale.</li>
<li><strong> Squilibrio del DRENAGGIO LINFATICO, </strong>per l’ostacolo meccanico costituito dal tessuto cicatriziale sul deflusso linfatico locale, tale stasi linfatica locoregionale in corrispondenza della cicatrice è peraltro documentabile con un esame linfoscintigrafico.</li>
<li><strong>Squilibrio ENERGETICO</strong><strong>, </strong>per l’effetto barriera sulla circolazione energetica; secondo la Teoria dei Meridiani, una cicatrice può provocare un’interferenza energetica. Quando una cicatrice, specie se ipertrofica, si trova sulla strada di un meridiano energetico si hanno delle conseguenze sulla distribuzione energetica dell’individuo.</li>
<li><strong>Squilibrio ENDOCRINO E METABOLICO</strong><strong>, </strong>per l’aumentata attività del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Sfiorando una cicatrice anomala infatti si genera una reazione arteriosa causata da una improvvisa secrezione di adrenalina. Tale meccanismo si cronicizza per il cosidetto “effetto vestito”, ovvero il continuo sfioramento degli abiti sulla cicatrice, che innesca un’anomala secrezione dell’ormone neurotrasmettitore, i disturbi associati a questo continuo rilascio sono obesità, disturbi del sonno, iperglicemia e diabete.</li>
<li><strong>Squilibrio PSICOLOGICO</strong><strong>,  </strong>per il trauma emotivo o vissuto doloroso profondo a cui può esserre legata una cicatrice, ciò comporta uno stato di disagio interiore irrisolto, cicatrizzato appunto, e tensione emotiva inerente all’evento che ha provocato la cicatrice, operazione chirurgica, incidente o trauma. La cicatrice è talvolta dolorosa memoria tissutale tanto da essere fastidiosissima o quasi insopportabile al tatto da parte del paziente.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ACCORGIMENTI E PRECAUZIONI PER LE CICATRICI</strong></p>
<ul>
<li>Tenere la ferita pulita in modo che non si infetti e permettere alla pelle di respirare durante il processo di guarigione.</li>
<li> Evitare stiramenti e pressioni sulla ferita poiché stimolerebbe la crescita del tessuto cicatriziale, pertanto l’area interessata deve rimanere il più possibile immobile per favorire la corretta guarigione del tessuto.</li>
<li>Applicare gel, unguenti e cerotti poiché riducono l’infiammazione e nutrono la pelle mantendola elastica,  pertanto tenderà a formarsi meno tessuto in eccesso e la cicatrice sarà più piccola e meno visibile.</li>
<li>Proteggere dai raggi solari, non avendo pigmenti la cicatrice non ha una protezione naturale contro i raggi UV pertanto necessita di essere schermata.</li>
<li>Massaggiare la cicatrice più volte al giorno, per circa sei mesi, tale pratica va cominciata solo nel momento in cui la ferita è completamente guarita.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>TRATTAMENTI ESTETICI E CHIRURGICI SULLE CICATRICI</strong></p>
<p>La cicatrice può venir trattata con la crioterapia che ha l’effetto di necrotizzare il tessuto in eccesso, tale terapia spesso è utilizzata in combinazione con il trattamento con gli steroidi che hanno effetto antinfiammatorio e possono inibire la crescita del tessuto cicatriziale o cheloideo. Altro metodo utilizzato per cicatrici ipertrofiche o cheloidi  è il trattamento laser per rimuovere il tessuto cicatriziale. Altri trattamenti estetici invece vengono utilizzati per cicatrici atrofiche: sono la dermoabrasione ed il peeling chimico consistenti nella rimozione dello strato superiore della pelle, l’una avvalendosi dell’abrasione meccanica, l’altro di sostanze chimiche. Il tessuto cicatriziale può essere rimosso anche chirurgicamente, in tale procedimento la nuova ferita che si viene a creare viene suturata o trattata con pelle trapiantata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>TRATTAMENTO OSTEOPATICO</strong></p>
<p>L’osteopata per curare cicatrici e conseguenti aderenze, prima di tutto esegue un’accurata<strong> valutazione della cicatrice,</strong> esaminandone la collocazione il grado di <strong>elasticità</strong> la <strong>profondità</strong>, la <strong>durezza</strong>, l’eventuale grado di disfunzionalità che genera in loco e nelle zone ad essa collegate. C’è da dire che non tutte le cicatrici provocano alterazioni e disturbi, spesso capita di trovare cicatrici anche spesse e profonde che sono ben tenute, si ben armonizzano al contesto e non causano alcun disagio all’individuo.</p>
<p>In caso di cicatrice che si rivela patologica procediamo ad effettuare un <strong>approfondito trattamento di tipo fasciale</strong>, utilizziamo varie <strong>tecniche</strong> allungando con <strong>dolcezza</strong> ogni sezione della cicatrice in tutti i versi spaziali dove si riscontra la restrizione di mobilità e ad ogni grado di profondità implicato nella <strong>restrizione tissutale</strong>. Queste <strong>lievi manipolazioni</strong>  consentono letteralmente di <strong>ammorbidire la cicatrice</strong>, di eliminarne ogni tipo di aderenza e di restituire la <strong>piena mobilità</strong> alla zona <strong>a tutti i livelli ed in tutte le direzioni</strong>.</p>
<p>Tale lavoro migliora non solo la grana della pelle e del tessuto nei vari strati rivitalizzandola e restituendole maggior nutrimento e riducendone sensibilmente l&#8217;avvallamento antiestetico ma soprattutto riporta la zona limitrofa al segmento cicatriziale e l’intero corpo ad una<strong> normalizzazione delle sue alterate funzionalità organiche e biomeccaniche</strong>. Col trattamento fasciale osteopatico sugli esiti cicatriziali problematici eliminiamo eventuali compressioni attriti ed ostacoli al corretto drenaggio, alla innervazione, alla vascolarizzazione, al rilascio ormonale, nonché alla meccanica fasciale ed articolare.</p>
<p>Nella mia personale esperienza lavorativa, a seguito del lavoro sulle cicatrici, (le più delicate e complesse si trovano a livello addominale) ho visto scomparire o nettamente migliorare mal di schiena, coxalgie, gonalgie, spalle dolorose o spalle congelate, nonché aumentare la flessibilità articolare anche solo nel caso di cicatrici sul piano fasciale medio e superficiale. In caso di <strong>cicatrici profonde</strong>, che raggiungono il piano <strong>viscerale</strong> e lo influenzano, ho soprattutto assistito a vistosi e repentini miglioramenti in stati di perenne <strong>gonfiore addominale</strong> con conseguente testimonianza da parte del paziente circa il suo ripristino di una rinnovata e corretta <strong>motilità intestinale</strong> in <strong>assorbimento</strong>, <strong>transito</strong> ed <strong>evacuazione</strong>. Sovente le <strong>profonde aderenze</strong> di cicatrici da <strong>parto  cesareo </strong>o <strong>appendicectomia</strong> una volta risolte generano il <strong>miglioramento</strong> di una serie di problemi quali le <strong>alterazioni del ciclo mestruale</strong>, le <strong>emorroidi</strong>, il <strong>gonfiore alle gambe</strong>, le <strong>cistiti</strong> ricorrenti e le infezioni da <strong>candida</strong>, le <strong>lombalgie</strong>, i sintomi legati ad <strong>ernie</strong> e <strong>protrusioni</strong>, i <strong>disagi</strong> durante il <strong>rapporto sessuale</strong> e la <strong>secchezza vaginale</strong>.</p>
<p>In conclusione l’osteopatia può fare molto in questi casi: innanzitutto consente di individuare se effettivamente alcuni disturbi sono generati proprio dalle aderenze cicatriziali ed una volta determinato ciò, con i <strong>trattamenti di rilascio fasciale</strong> si generano dei <strong>risultati</strong> <strong>altamente benefici</strong> nella <strong>salute psico-fisica dell’individuo</strong>, migliorando oltretutto, anche esteticamente l’aspetto della cicatrice e della zona pericicatriziale.</p>
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		<title>Distorsioni alla Caviglia: Cosa accade, i rimedi e come evitare gonfiore persistente, instabilità articolare e recidive</title>
		<link>https://osteoarmonia.it/distorsione-alla-caviglia-gonfiore-persistente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Maria Francesca Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 14:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La distorsione è un danno capsulo legamentoso prodotto da una sollecitazione traumatica tendente a modificare i reciproci rapporti dei capi articolari. A seguito deI trauma si presentano i seguenti sintomi: dolore nei punti di inserzione o sul decorso dei legamenti interessati ed in tutta la zona periarticolare, provocato soprattutto da pressione o sollecitazione in allungamento, impotenza funzionale, calore, presenza, nei casi meno gravi, di gonfiore dovuto ad edema (liquido extracellulare infiltrato nei tessuti periarticolari a seguito...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La distorsione è un <strong>danno capsulo legamentoso </strong>prodotto da una<strong> sollecitazione traumatica</strong> tendente a modificare i reciproci rapporti dei capi articolari. A seguito deI trauma si presentano i seguenti <strong>sintomi</strong>: <strong>dolore nei punti di inserzione</strong> o sul <strong>decorso dei legamenti interessati</strong> ed in tutta la <strong>zona periarticolare</strong>, provocato soprattutto da pressione o sollecitazione in allungamento, <strong>impotenza funzionale</strong>, <strong>calore</strong>, presenza, nei casi meno gravi, di <strong>gonfiore</strong> dovuto ad <strong>edema</strong> (liquido extracellulare infiltrato nei tessuti periarticolari a seguito dello stato infiammatorio ) e, nei casi più gravi, <strong>emartro </strong>(liquido extracellulare e sangue: segno di lacerazione di diverse fibre) con conseguente <strong>tumefazione </strong>nell’area dell’<strong>articolazione.</strong> Altri sintomi sono segni di <strong>lassità articolare</strong>, ovvero capsulo-legamentosa, dipendenti dalla lacerazione completa o parziale di uno o più legamenti.</p>
<p>Si distinguono a seconda della <strong>gravità </strong>in :</p>
<ul>
<li><strong>lievi o di primo grado</strong>, che comportano lo stiramento dei legamenti o della capsula ma senza rottura</li>
<li><strong>media gravità o di secondo grado</strong>, caso in cui i legamenti articolari si rompono parzialmente o completamente ma l’articolazione mantiene una certa stabilità</li>
<li>i più gravi o <strong>di terzo grado,</strong> comportano la lacerazione di capsula e legamenti ed è presente instabilità articolare a causa dell’eccessivo allontanamento o dislocazione dei capi articolari.</li>
</ul>
<p><strong>Eziologia</strong></p>
<p>Le <strong>cause </strong>di un <strong>episodio distorsivo </strong>sono esclusivamente <strong>traumatiche</strong>: il danno è provocato da eccessivi e/o bruschi movimenti di torsione e rotazione, la maggiorparte delle distorsioni di caviglia avvengono, per predisposizioni di natura fisiologica, in inversione, e sono le più gravi, durante il passo e la corsa o, la salita e la discesa, un salto o durante una caduta, molto spesso, nel contesto di un trauma di natura sportiva.</p>
<p>Gli<strong> esami diagnostici </strong>da effettuare in questo tipo di eventi sono la <strong>radiografia</strong>, per escludere la possibilità che sia presente una frattura o un distacco parcellare dell’osso, ed eventualmente, a distanza di qualche giorno dal trauma, una <strong>risonanza magnetica</strong> o un’<strong>ecografia</strong> qualora si decida di valutare approfonditamente l’entità della lesione.</p>
<p><strong>Visita</strong></p>
<p>Nel caso di un <strong>episodio distorsivo di primo grado,</strong> quindi di blanda entità, ci<strong> si rivolge </strong>all’<strong>osteopata in un lasso temporale</strong> anche<strong> vicinissimo al trauma.</strong> Fare ciò aiuta il <strong>veloce</strong> <strong>ripristino </strong>della <strong>mobilità articolare</strong> scongiurando il pericolo degli inevitabili e fastidiosi adattamenti nel corpo.</p>
<p><strong>In caso di distorsioni di secondo grado</strong> è bene andare in uno studio osteopatico dopo aver fatto i dovuti accertamenti medici ed aver cominciato a mettere in atto le basilari prescrizioni del caso, ovvero utilizzo di<strong> tutore o bendaggio elastico</strong> ed altri accorgimenti mirati prescritti dall’ortopedico. <strong>Nel momento in cui</strong>, a distanza di pochi giorni, la zona è <strong>correttamente immobilizzata,</strong> si comincia a lavorare con l’<strong>osteopatia</strong>, in modo da determinare il rapido<strong> riassorbimento dell’edema</strong> migliorando la circolazione arterovenosa e linfatica della gamba, quindi “sgonfiando” la caviglia. Trascorso qualche giorno, si cura la <strong>meccanica articolare della caviglia</strong> e dei tessuti limitrofi, comprendendo nell’aggiustamento la valutazione biomeccanica di piede ginocchio anca e schiena, e la parte legamentosa in via di guarigione. Successivamente si effettuerà uno specifico lavoro sui legamenti che hanno subito l’insulto, trattamento teso a ripristinarne la corretta tensione e direzione, unito ad un protocollo di esercizi specifici.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>DOPO IL TRATTAMENTO</strong></p>
<p>Il <strong>trattamento osteopatico</strong> nei casi di distorsione di caviglia è <strong>molto efficace</strong> e <strong>risolutivo</strong> se ci si attiene fedelmente ai protoccolli medici di guarigione, ma deve essere fatto <strong>nei tempi e nei modi corretti</strong>, esso<strong> fa la differenza tra il verificarsi o meno di recidive future, evita</strong> che si instauri l’<strong>instabilità</strong> e che il segmento articolare interessato (la caviglia, il gincchio..) riporti un <strong>gonfiore </strong>ed un<strong> ispessimento (fibrosi)</strong> vita natural durante.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Dolore nella zona cervicale ed osteopatia</title>
		<link>https://osteoarmonia.it/dolore-nella-zona-cervicale-ed-osteopatia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Maria Francesca Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 11:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osteopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È un dolore che si instaura a livello delle vertebre cervicali, fino alla radice della testa, connotato da rigidità, contratture muscolari diffuse dalle spalle lungo il collo fino alla base del cranio, difficoltà o impossibilità del paziente ad eseguire i movimenti di flesso estensione inclinazione e rotazione. A volte si accompagna a cefalea muscolo tensiva o ad emicrania, talvolta anche...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È un dolore che si instaura a livello delle vertebre cervicali, fino alla radice della testa, connotato da rigidità, contratture muscolari diffuse dalle spalle lungo il collo fino alla base del cranio, difficoltà o impossibilità del paziente ad eseguire i movimenti di flesso estensione inclinazione e rotazione. A volte si accompagna a cefalea muscolo tensiva o ad emicrania, talvolta anche a vertigini ed acufeni, disturbi della vista e difficoltà della deglutizione, oppure può manifestarsi assieme ad una nevralgia del plesso brachiale, per cui saranno presenti, oltre il dolore e la rigidità in sede cervicale, anche dei sintomi a carico di uno  o entrambi gli arti superiori. Le cervicalgie possono, come di consueto, presentarsi in forma acuta e regredire, nei casi meno importanti o dal recente esordio, oppure cronicizzarsi, in questo caso il dolore e la rigidità si avvertono meno intensi ma costanti e prolungati nel tempo, comportando i conseguenti adattamenti posturali e tissutali.</p>
<p><strong>EZIOLOGIA</strong></p>
<p>Le possibili cause sono colpi di freddo, sovraffaticamento muscolare della zona a seguito di un intenso allenamento mal eseguito o con eccessivo sovraccarico , movimenti errati condotti repentinamente, utilizzo di un cuscino scomodo nelle ore del sonno, mantenimento di una postura scorretta nella vita quotidiana. Tutti elementi, quelli appena elencati, che generano un affaticamento ed una tensione costante a carico dei muscoli che collegano il cranio alla gabbia toracica ed allo stretto toracico superiore.<br />
Altre possibili e più importanti cause sono: episodi traumatici, primo tra tutti il colpo di frusta che tende a provocare una verticalizzazione del tratto cervicale con i relativi adattamenti dolorosi delle componenti annesse, discopatie degenerative, ernie cervicali, osteofiti, posture caratterizzate da ipercifosi ed iperlordosi. A volte le cause di una cervicalgia, spesso accompagnata ad emicrania, possono riscontrarsi nella cattiva masticazione o  negli adattamenti successivi a lavori dentistici o all’utilizzo di nuove lenti oculistiche, in una cattiva meccanica respiratoria, per attuali o pregresse infiammazioni ed allergie a carico di bronchi e polmoni, o per stress psicofisico che si manifesta in una respirazione alta e fatta da frequenti apnee.</p>
<p><strong>INDAGINI STRUMENTALI</strong></p>
<p>Le indagini strumentali del caso sono la radiografia del rachide cervicale, la risonanza magnetica e la TAC, e, se si sospettano  danni alle radici nervose o agli assoni, l’elettromiografia (più indicata in presenza di sindrome cervico-brachiale).</p>
<p><strong>VISITA</strong></p>
<p>Tramite un’attenta anamnesi e l’esame dei sintomi e della loro localizzazione, si stabilisce se ci si trova davanti ad una cervicalgia semplice, in questo caso i sintomi riguardano solo la zona del collo, o se si caratterizza come sindrome cervico – cefalica (comporta quindi sintomi cefalici come quelli descritti sopra) o sindrome cervico – brachiale (sintomi che investono anche uno o entrambi gli arti superiori), e si valuta se il fenomeno è presente in forma acuta o cronica.<br />
Prendendo visione dell’ esame radiografico e della risonanza magnetica si controlla lo stato di salute delle vertebre del tratto cervicale e dei dischi intervertebrali; in caso di mancanza di tali referti si procede con appositi test di natura ortopedica sul paziente. Tali test si eseguono a livello articolare, muscolare, e a livello neurologico.<br />
Successivamente con i test prettamente osteopatici si valutano altri elementi: l’assetto craniale e la sua dinamica, lo stato di tensione delle membrane intracraniche, il funzionamento dell’articolazione temporo-mandibolare e l’ampiezza del palato, si ispeziona tramite palpazione la muscolatura sotto occipitale ed il paviemento buccale, il corretto allineamento e fisiologico movimento delle vertebre cervicali.<br />
Altri elementi di interesse osteopatico sono organi come l’esofago, la tiroide, il diaframma,  lo stomaco ed il fegato, e tutta la zona  dello stretto toracico superiore.<br />
Tutte queste valutazioni vengono compiute per identificare l’ingranaggio di innesco e mantenimento della cervicalgia ed il relativo percorso, e poi,stabilita la diagnosi, si va a lavorare sulla causa primaria del problema e, successivamente, sulle zone limitrofe o più superficiali.</p>
<p><strong>DOPO IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO</strong></p>
<p>La tensione muscolare a carico del collo si alleggerisce così come gli elementi ad essa correlati, le vertebre cervicali sono state riallineate e decompresse con apposite manovre. Gli elementi di disturbo che hanno causato la rigidità nella zona vengono riarmonizzati nell’arco di poche sedute, invece l’assetto posturale del paziente tende a cambiare da subito.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://osteoarmonia.it/dolore-nella-zona-cervicale-ed-osteopatia/">Dolore nella zona cervicale ed osteopatia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://osteoarmonia.it">Osteo Armonia</a>.</p>
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