La nevralgia è un particolare dolore di origine nervosa che, in questo frangente si irradia  dalla base del collo in uno o, più raramente, in entrambi gli arti superiori fino al gomito e, molto spesso decorre fino alle dita della mano. Il sintomo può presentarsi a livello cervicale ed irradiarsi all’arto (cervicobrachialgia) oppure manifestarsi solo al livello dell’arto (brachialgia) partendo dalla sua radice, la spalla, o in altre zone lungo il braccio.

Comporta frequentemente intorpidimento e rigidità, parestesia (formicolii),  disestesia (bruciore, ipersensibilità), ipoestesia (riduzione della sensibilità), ipostenia (perdita di forza) ed ipofunzionalità (ridotta funzionalità) dell’arto coinvolto, possibili infiammazioni a carico delle articolazioni destinate, in vaso di mancato intervento, a cronicizzarsi e, a lungo andare, perdita di tono muscolare nella zona interessata.

Eziologia e Strumenti di Indagine

Si tratta di una sofferenza nervosa pertanto a generarla è una lesione del nervo, più sovente si tratta di una lesione da compressione, ma può essere anche da eccessivo stiramento, a carico del plesso brachiale e dei suoi rami nervosi.

Il plesso brachiale nasce tra le vertebre cervicali medie e inferiori e la prima vertebra toracica (neuromeri C5 C6 C7 C8 T1), e, formando plessi secondari anteriori e posteriori si divide via via nei vari rami nervosi terminali in tutto l’arto superiore sfioccandosi fino alle dita della mano. Le lesioni nervose del plesso brachiale possono essere di natura traumatica, quindi da forte stiramento, oppure, e molto più frequentemente, di natura compressiva protratta nel tempo. Pertanto, le cause di una brachialgia sono: ampie protrusioni o ernie cervicali che comprimono il nervo alla sua radice (radicolopatia), uncoartrosi, malformazioni congenite della colonna, traumi a carico del rachide cervicale o fratture e lussazioni del braccio o della spalla, artrosi cervicale, neoplasie, contratture muscolari, sindrome dello stretto toracico superiore. Per sapere a che punto avviene la compressione le indagini strumentali più indicate sono la risonanza magnetica e l’esame elettromiografico, quest’ultimo imprescindibile per stabilire con precisione la portata e la gravità delle lesioni a cui è andato incontro il nervo, per indagare invece lo stato delle componenti ossee e la pervietà del canale spinale radiografie e TAC.

Visita

La precisa localizzazione e l’entità dei sintomi vengono attentamente indagati per stabilire quale sia l’origine del disturbo. In un primo momento tramite la osservazione e la palpazione si cerca la presenza di eventuali segni di altri problemi di pertinenza prettamente medica in grado di generare compressione sulla zona, dopo questa analisi differenziale si possono effettuare altri test. Qualora non si avessero a disposizione indagini strumentali fatte ad hoc (risonanza magnetica, elettromiografia, tac..) le prime prove vengono naturalmente eseguite per discriminare se si tratti o meno di una radicolopatia nervosa e di che grado, verificando quindi l’eventuale presenza di ernie o protrusioni sintomatiche a livello cervicale, oppure la eventuale presenza sintomatica di uncoartrosi. Viene circoscritto il più possibile il decorso del dolore e vengono effettuati dei test neurologici e di valutazione della forza muscolare, si registra la presenza o meno di un corretto atteggiamento posturale e dell’ allineamento del tratto vertebrale cervico- dorsale. A seguire si esamina la gabbia toracica: coste, clavicola, scapola e annessi, e tutte le articolazioni della spalla e del braccio e nella loro mobilità attiva e passiva. Tramite palpazione si registra la presenza di eventuali contratture muscolari o di muscoli che mantengono uno stato di ipercontrazione, si delinea, prendendo visione ancora di altri elementi, ed effettuando i test osteopatici, il quadro complessivo del problema, sino ad andare nello specifico per reperire la causa o le cause e cominciare a lavorarci su.
Il trattamento si concentra, come di consueto, a rimuovere o a lenire il fattore compressivo, che può trovarsi a livello vertebro cervicale, muscolo fasciale del collo, dorso toracico, o sull’arto stesso.

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Dopo il Trattamento

Dopo aver rimosso il fattore generante la neuroaprassia, e aver riequilibrato in poche sedute ciò che l’ ha posto in essere, si eseguono tecniche miofasciali e vascolari e, con un apposito trattamento sulle guaine nervose, viene regalata nuova vita all’arto interessato dai sintomi, che nel giro di pochissimo tempo si alleggerisce di ogni fastidio e smette di dare problemi.

 

Consigli dell’osteopata

A seguito del ripristino di una corretta tensione degli elementi, a livello cervicale, cervicodorsale, del cingolo scapolare e degli arti superiori, è senz’altro consigliabile cominciare ad armonizzare i movimenti di tutti i segmenti corporei insieme per generare e mantenere un nuovo equilibrio dinamico. Ciò viene fatto tramite l’esecuzione di appositi esercizi di respirazione, di ginnastica antalgica e di miglioramento posturale, ponendo l’accento sulla corretta mobilità articolare, sul rafforzamento muscolare, sulla decompressione dell’asse vertebrale e sull’ allungamento mio-fasciale. A seconda delle esigenze del singolo individuo e quindi partendo dalla ovvia considerazione di quale sia o sia stata l’origine del disturbo bisogna svolgere un percorso di movimento strettamente personalizzato che, già nell’immediato, consenta di accantonare ogni forma di rigidità e nevralgie sul collo, sulla testa e sugli arti superiori.